Lavorare come indipendente

Consigli – non richiesti – su come lavorare come indipendente se non l’avete mai fatto.

Facciamo finta che voi siate un bravissimo pasticcere. Avete studiato anni per fare la pasticciera, avete seguito corsi, dato esami, fatto prove e, infine, avete il vostro diploma. Poi cominciate a lavorare presso una pasticceria, siete là dietro i forni e i fornelli e il vostro capo vi dice: “Fammi cento cornetti alla crema!” e voi eseguite, poi vi dice: “Fate cento maritozzi con la panna!” e voi eseguite. A fine mese avete il vostro bravo stipendio e questo è figo, vi fa sentire grandi, e per questioni personali vi capita di cambiare datore di lavoro più volte, in diversi paesi d’Europa, in diverse lingue, sempre per pasticcerie già belle aperte e avviate, in cui voi non dovete fare altro che andare là negli orari prestabiliti, fare quello che vi dicono, e incassare il 23 del mese.

Agrodolce

I miss you maritozzo

Però ci sono cose che non vi piacciono, di questo tipo di lavoro, ad esempio che le ferie sono poche e imposte dal datore di lavoro, che gli orari non sono flessibili, che siete soggetti a troppe regole. E pensate: sono bravo, so fare il pasticciere da anni, perché non mi metto in proprio, mi cerco i miei clienti, i miei eventi, mi cucino tutto a casa nei tempi e modi che dico io, e lavoro così? Non devo chiedere ferie a nessuno, se ho voglia di una settimana me la prendo, basta dire No a un cliente. Tutti contenti vi fate il logo, il nome, la pagina web, la pagina facebook, il catalogo, il profilo istangram e così via.

 

pasticceria

I miss you also, bigné!

 

Sorvoliamo sulle questioni burocratiche per le quali consiglio SEMPRE di affidarsi a un esperto del mestiere e che magari parli una lingua che voi capite, perché sennò è un vero quarantotto, credetemi.

Ecco qualche consiglio spassionato che deriva dall’esperienza:

  • Mettetevi d’accordo bene e prima su quando consegnare. Se per esempio il cliente vi chiede una bella torta di nozze per una data, se poi vi fa fare mille prove in più e sposta la scadenza di mese in mese, un lavoro che doveva occuparvi trenta giorni ne prende novanta e non va bene. A volte per certi lavori è difficile quantificare, in termini di compenso, le revisioni (tutti i lavori di grafica e pubblicità, ad esempio), ma bisogna trovare un equilibrio tra le correzioni richieste dal cliente, legittime, e il tempo che passate su un lavoro.
  • Siate sicuri delle dimensioni di cosa vi stanno chiedendo. Se ad esempio la richiesta è una torta, chiedete per quante persone, quanto grande, etc. Se è un lavoro di grafica, assicuratevi del supporto su cui andrà stampato, la risoluzione, etc. Non c’è niente di peggio di una tortina da dieci persone da dividere in trenta fette (o un’immagine di 96 dpi stampato su un cartellone pubblicitario).
  • Siate chiari in anticipo sul costo del lavoro e firmate, sia voi che il cliente, un foglio dove sia scritto quanto deciso in anticipo. Altrimenti poi vi trovate il classico cliente che vi dice, a torta consegnata: “Dai, facciamo cinquanta! Anche se mi avevi detto che volevi essere pagato settanta.” Non è il mercato del pesce questo.
  • Come disse una volta un tipo: “Gli sconti fateli dal secondo lavoro in poi, perché il primo è l’unico che sicuramente vi pagheranno.” A volte esiste lo sconto “nuovo cliente”, cioè al primo lavoro che un tipo vi commissiona, si applica il 10% di sconto per amicarselo; però poi magari quello non vi contatterà mai più, e saluti. Inoltre se gli fate un prezzo troppo basso all’inizio, per tenervelo buono, poi però sarà difficile per i lavori successivi alzarlo, lui giustamente vi dirà: “Eh, ma l’altra volta me l’avevi fatto pagare di meno!”. Bisogna trovare un giusto mezzo.
  • Tenete conto delle ore che dedicate a ciascun lavoro, così poi sarà facile paragonare il prezzo alle ore lavorate e quindi capire se ne è valsa la pena (considerando che, attualmente, ai medici in Italia vengono offerti sui 15€/h… ma questo è un altro discorso) e come modificare i compensi nei lavori successivi.

 

Ogni esperienza è un apprendimento per fare meglio la volta dopo, ed è normale che con i primi clienti non tutto fili liscissimo e ci sia tanto stress da gestire. Nessuno è nato imparato. Ci vuole tempo per capire se è fare torte a casa fa davvero per voi o sia meglio che lavorare sotto padrone, non bisogna buttarsi giù dopo poco tempo.

Infine, però, se il lavoro da indipendente non fa per voi perché, nonostante la libertà degli orari vi scoccia starvene da solo a casa tutto il giorno, non vi va di stare appresso alla burocrazia e la partita IVA e tutto il resto, non c’è niente di male a tornare indietro e trovare un altro lavoro dipendente! A ognuno il suo.

Io, da tutta questa esperienza come lavoratore indipendente che non mi tocca in prima persona ma con la quale convivo, bene o male, ogni giorno dentro casa, ho capito quanto segue: non farò mai, mai e poi mai l’indipendente! Intanto amo troppo l’ambiente ospedaliero, stare con i colleghi, le levatrici, l’ambiente grande, il sentirsi parte di un meccanismo molto più esteso; e poi il solo pensare di dovermi occupare di cose come IVA, tasse, contributi etc. mi fa venire il batticuore (e dall’ansia, non dall’emozione). Viva la busta paga già decurtata a fine mese!

(Per una lista un po’ più oggettiva e meno cazzarona dei pro e contro del lavoro come indipendente da casa, vi lascio il link al blog di Giulia, che ho scoperto da poco ma mi sto, a poco a poco, divorando!)

2 pensieri su “Lavorare come indipendente

  1. E ora ho voglia di maritozzi anche io, come la mettiamo? 😀

    [Grazie per la citazione, comunque 🙂 E il prossimo che mi dice ”ah me che figata lavorare da casa”, come se volesse dire stare sul divano a guardare Netflix, un maritozzo SENZA panna]

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    • Oppure un bigné vuoto, ahaha! Concordo, io per fortuna sono ancora dipendente e spero lo sarò sempre, ma lavorare da casa è tutt’altro che starsene senza far nulla – anzi, rischi di non alzarti mai dalla sedia e continuare a lavorare all’infinito. Bisogna essere disciplinati e io NON lo sono 😛

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