Riflessioni sull’apocalisse

Appunti di pensieri sparsi in questi giorni di pandemia mortale apocalittica…

Toccare le persone. Io sono una che non ama baciarsi sulle guance con gli sconosciuti o nuovi-appena-conosciuti, tendo sempre la mano (qui mi rispondono che è tipicamente italiano), però al contrario mi piace stare abbracciata con le poche persone che mi sono veramente vicine. Sono molto tattile, alla base. Però amo parlare con gli sconosciuti, sul bus, al supermercato, per strada, soprattutto con gli anziani e i bambini. In questo periodo ho paura di qualsiasi contatto anche indiretto (tipo se qualcuno mi passa un foglio), mi allontano dalle persone quando cammino per strada (qui c’è una semi-quarantena, la gente ancora esce anche se tutte le attività pubbliche sono chiuse).
Quando guardo un film o una serie e due persone si toccano, mi verrebbe da dire: “Non fatelo! Non si può!”
Credo che ci metterò un po’ a fidarmi di nuovo del contatto ravvicinato con le persone.

L’ambiente sta traendo grande giovamento da queste quarantene forzate. Girano video con delfini nei porti, uccelli e anatre che si riprendono Roma, analisi del quantitativo di inquinamento nelle zone più colpite (tra l’altro, una delle ipotesi sulla Lombardia è proprio l’alta concentrazione di PM10 nell’aria). C’è chi crede che sia una sorta di equilibrio che Madre Natura ci sta imponendo. Io la vedo semplicemente come un punto di più alla lista delle cose positive che questa situazione ci sta portando. L’universo è caos assoluto e in quanto tale qualsiasi evento porta con sé conseguenze positive e negative a seconda di chi le cerca e le analizza. Sta a noi metterci nella giusta direzione per vedere, se ci va, gli aspetti positivi. Io voglio provarci perché altrimenti sprofonderei.

 

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ZeroCalcare

Stare lontani da casa non è un problema quando va tutto bene, diventa un problema quando c’è un altro problema. Avevo sempre immaginato una crisi economica, eventualmente, e mi ero detta che tutto sommato avere il patrimonio familiare diviso su tre nazioni diverse ci avrebbe giovato; a inizio anno, quando Trump ha avuto la bella idea di silurare Soleimani, e tutti abbiamo temuto una terza guerra mondiale, di nuovo ho cercato di calmarmi dicendomi che, qualsiasi cosa fosse successa, sarebbe stato molto improbabile avere bombardamenti e la guerra vera in Europa e, anche se separati, saremmo stati al sicuro.
Di sicuro non avevo previsto la pandemia mortale. Ciò che mi fa salire l’ansia a livello gola non è tanto la possibilità che Mère, Père o Frère possano ammalarsi, quanto che io non possa prendere un aereo e andare ad assisterli. Mère, col suo solito cinismo, dice che tanto sarebbe inutile, una volta che entri in ospedale non ne esci e non puoi ricevere visite, quindi non c’è differenza nello stare sparpagliati, piuttosto che tutti a Roma. Io però penso a Frère tutto solo lassù in quel paese di testedic***o, e anche se dovesse prendergli una forma lieve, vorrei andare a fare la quarantena con lui e preparargli il brodo caldo e misurargli temperatura e saturimetria ogni 6 ore. Non mi sento in prigione a casa, mi sento in prigione in questa nazione. La nostra scelta di emigrare ma rimanere in Europa si era basata proprio su questo principio: qualsiasi cosa succede, in due ore di aereo massimo siamo dalla nostra famiglia. Ora no, qualsiasi cosa accada, non potrò andare. Questo mi fa sentire un enorme polpo alla gola.

Lo smart working: come ogni cosa in Italia, serviva la situazione d’emergenza per costringerci a metterci al passo con la tecnologia, la modernità e tutto il resto. L’Italia è come quello studente intelligente ma svogliato che studia solo il giorno prima dell’interrogazione e rimedia un voto medio, tipo un 7, salvo però poi scordare tutto poco tempo dopo. Risultati buoni rimediati all’ultimo minuto e ben presto scordati. Al netto dell’impossibilità di andare in palestra o uscire a fare una passeggiata o incontrarsi con gli amici, ad esempio la Mezza Mela sta vivendo benissimo questo periodo perché finalmente ha la scusa ufficiale per lavorare da casa. Il suo è un lavoro che tranquillamente potrebbe essere fatto in smart working in tempi di pace, solo che i suoi capi sono vecchi e malfidati e finora non gli hanno dato la possibilità. Lui è uno di quelli che si alza la mattina alle otto, fa colazione, si lava, si veste e fa le sue otto ore di lavoro, con le pause e tutto il resto, come se fosse in ufficio. Io, quando non devo andare in ospedale, raggiungo livelli di trascuratezza che neanche vi dico… Però in questo modo ha più tempo per se stesso, per fare le cose che gli piacciono, perché evita le trasferte e a volte si organizza il lavoro in maniera tale da ritagliarsi momenti per altro. In questo tipo di lavoro, il risultato è ciò che conta, non le ore che ci passi sopra. La Mezza Mela spera fortemente che questo periodo sia d’insegnamento per i suoi capi e tanti altri, ma chissà…

Comunque a me, a volte, sembra di stare in vacanza. Sarà il tempo ritrovato, che scorre lento, per assaporare ogni singolo gesto, per farlo durare più a lungo. Sarà che non ho il tappetino per fare yoga quindi ho tirato fuori gli asciugamani da mare, da stendere a terra, che sanno ancora di sale e sabbia. Sarà che c’è un sole pazzesco e la Mezza Mela passa il tempo in balcone ad abbronzarsi, pieno di crema solare e poi profuma di questa. Sarà che ho aggiunto al mio sgrassatore naturale un po’ di varecchina, per uccidere questo dannato virus, e quindi c’è profumo di piscina in bagno. Insomma, io cerco di chiudere gli occhi, far finta che il rumore delle macchine sia in realtà delle onde del mare, che i corvi e i piccioni siano gabbiani, che il fritto della signora del piano di sotto sia in realtà un chioschetto di fritti di mare sulla riva. E aspetto che passi.

Tutto o Nulla: La Resilienza di Albert Camus ne La Peste

la-pesteCome molta gente, di questi tempi, sto leggendo La Peste di Albert Camus. Non l’avevo mai letto prima ma era sulla mia lista, in ogni caso, perché è un libro che racconta di una malattia ed è un must per tutti i medici. In questo momento è incredibile da leggere per l’universalità delle reazioni umane di fronte a un flagello incontrollabile come una malattia infettiva che si diffonde malgrado i nostri sforzi di contenerla.

Ieri sera ho letto un capitolo assai particolare. Uno dei personaggi principali del romanzo è Padre Paneloux, un gesuita che tiene due prediche durante la quarantena, prima di morire di peste anch’egli. Nella prima, indica la peste come punizione divina per i peccati degli uomini (sai che novità). Nella seconda, invece, ha cambiato opinione perché è diventato volontario nelle squadre di soccorso e ha dovuto assistere allo strazio di un bambino malato, morto tra contorcimenti e dolori (il siero che gli hanno somministrato tentando di curarlo non ha fatto che prolungare la sua agonia). Di fronte alla morte dolorosa di un innocente, Padre Paneloux non può ancora sostenere la sua tesi di “punizione divina” perché il bambino, in quanto tale, non può aver commesso nessun peccato tale da meritare un riconoscimento simile. Dunque Padre Paneloux dice: ci sono aspetti, di Dio, che non possiamo capire; ci sono alcune sue scelte che sono inspiegabili, per noi esseri umani, ad esempio la tortura degli innocenti; non possiamo semplicemente dire “è stata colpa nostra”, in questo caso non vale. Come possiamo accettare tutto ciò? Padre Paneloux dice, agli ormai pochi fedeli che sono venuti ad ascoltarlo in chiesa: Dio o si accetta totalmente, o non si accetta per niente. Non possiamo accettare di lui ciò che capiamo e approviamo, e rifiutare le parti che non ci sono congeniali, o per le quali non troviamo una spiegazione. Rimarrà sempre qualche “mistero della fede” che non è dato, a noi mortali, di capire né comprendere né spiegarci. Per Padre Paneloux, è ovviamente impossibile rifiutare Dio in toto (scegliere il Niente), quindi deve necessariamente scegliere il Tutto, smettere di porsi domande, smettere di cercare il senso. Questo, ovviamente, non in senso passivo: continuiamo a combattere questa malattia, a fare opera di volontariato, a confortare i malati. Ma accettando tutto quello che ne viene nonostante i nostri sforzi.
Coerente con la sua predica, quando Padre Paneloux di ammala, forse di peste, non vuole nessun medico accanto a sé per provare a salvarlo. Si rimette completamente nelle mani di Dio, di cui ha accettato Tutto, anche ciò che non può capire, e muore come tutti gli altri, in una corsia d’ospedale, senza nessun trattamento di favore. Accetta il Tutto, non rifiuta nulla, neanche una morte apparentemente senza alcun senso.

In questi anni si utilizza molto la parola Resilienza. C’è chi se la tatua addosso per superare la fine dell’ennesima storia d’amore, chi la infiocchetta nel proprio diario segreto, persino la mia psichiatra la usa. E’ una parola che affascina perché sembra complicata, ma è un concetto talmente universale, anch’esso, che persino la spiegazione più semplice colpisce subito a fondo. Tutti noi abbiamo qualcosa da superare a cui applicare il concetto di Resilienza.
Ora, poi, tutti noi cerchiamo di essere resilienti facendo sport in casa, provando nuove ricette, con lunghe video chiamate ai parenti e amici, cantando sui balconi, leggendo nuovi libri, e così via. Cerchiamo la via positiva da imbroccare in questa calamità naturale che ci è capitata addosso. Cerchiamo di accettare il Tutto, anche ciò che non è spiegabile, uscendone non troppo sconfitti, cercandone l’aspetto buono.
Padre Paneloux accetta tutto di Dio, anche la sua malvagità, perché crede che dietro vi sia una spiegazione buona, solo che non sta a lui conoscerla. Io da tempo mi definisco, se non atea, decisamente agnostica (e pensare che da ragazzina volevo farmi suora), e questo 2020 è cominciato male e sembra proseguire pure peggio, ma mi sforzo, sul serio, di non oppormi troppo a questa onda alta, ma di farmi portare sperando, prima o poi, di approdare su una spiaggia da sogno. E che questa spiaggia sia molto affollata!

Go Green: Meal Prep & Batch Cooking

Dunque, il Meal Prep è il cugino stretto del Meal Planning. Quando colleghi e amici increduli mi chiedono cosa sia, io rispondo in breve: “La domenica pomeriggio (o un qualsiasi altro momento libero della settimana) cucino in due ore tutti i pasti della settimana, così mi porto avanti.”
In effetti, il Meal Prep è, letteralmente, una preparazione di pasti fatta in anticipo. In realtà mento un po’ quando dico “tutti i pasti”. Ovviamente ci sono delle super-persone là fuori (cioè su YouTube) che cucinano veramente tutto: colazioni, snack e merende, pranzo e cena per tutta la settimana, ma non è il mio metodo.

Perché il segreto del Meal Prep è questo: dovete trovare un metodo che funzioni per voi. Per me questo è: preparare un ciambellone o dei biscotti per avere la colazione buona tutte le mattine (ma quando non riesco, sinceramente, ci accontentiamo di pane e marmellata o biscotti industriali) e i pranzi da portare a lavoro, perché qui è troppo costoso andare a mangiare fuori ogni giorno. Per le cene mi accontento di programmare circa cinque cene a settimane (Meal Planning) ma non le cucino in anticipo, ma al momento.

Tipologie e metodi

I metodi per fare Meal Prep sono, fondamentalmente, tre:
1. Il Meal Prep propriamente detto, cioè la preparazione del pasto completo (io spesso faccio un tapperware con riso, polpette e qualche verdura di contorno). Per rendere il Meal Prep più facile, spesso si finisce per mangiare diversi giorni a settimana la stessa cosa.
2. Il Batch Cooking, cioè il cucinare ingredienti singoli da assemblare poi insieme in diversi modi al momento. Ad esempio se decidete di cucinare in anticipo tutte le verdure della settimana, i legumi, riso e quinoa e i loro fratelli, e così via. Io lo faccio per le verdure: magari faccio una grande padellata di zucchine, ne metto un po’ nelle schiscette del pranzo e un po’ le lascio nel frigo per una pasta o una frittata in serata. Questo metodo è più attraente per chi ama mangiare cose diverse ogni giorno.
3. Cucinare il doppio ogni volta. Stai facendo una lasagna? Fanne due e una la congeli. Fai il risotto per cena? Fanne il doppio e domani te lo porti a lavoro. Fai un sugo? Fanne il triplo e due vasetti li metti nel frigo/congelatore, e così via.

Ciò che io faccio, sinceramente, è un mix dei tre metodi. Tendo a preparare i pranzi completi ma con le verdure faccio molto batch cooking e quando non sono riuscita a fare molto Meal Planning in anticipo, mi butto sul concetto “ciò che mangio stasera, lo mangerò domani a pranzo”. Ogni tanto si può fare.

Come faccio, a livello pratico
Primo step, faccio un giro del frigo e della dispensa e mi segno tutto ciò che ho. Scrivo veramente una lista, dividendo tra proteine, carboidrati e verdure.
Secondo step, comincio a collegare gli ingredienti cercando di utilizzare ciò che già è disponibile formando i pasti della settimana, secondo la regola che ogni pranzo e cena deve contenere un po’ di carboidrati, un po’ di proteine e un po’ di verdure. In questo modo ho fatto Meal Planning.
In particolare, per i pranzi (che sono quelli che prepperò), siccome non ci piace mangiare ogni giorno la stessa cosa, decido due ricette. Di solito si tratta di una versione di polpette + riso + verdure, e una versione di torta salata/lasagna/pasta al forno. In questo modo arrivo a fare circa otto porzioni, che sono quelle che ci servono ogni settimana (siamo in due, io non lavoro cinque giorni a settimana perché faccio dei turni da 13 ore e ho dei recuperi, mentre la Mezza Mela fa almeno un giorno a settimana di lavoro da remoto- questo quando non siamo in quarantena ovviamente). E’ molto variabile come cibo perché esistono duemila tipi di polpette e torte salate, a volte vario con dei wraps ripieni o delle frittatine monouso al posto delle polpette. In estate preparo più spesso insalatone, couscous, paste e risi freddi. Insomma, le possibilità sono infinite.
Terzo step, vado a fare la spesa di ciò che manca. Una spesa intelligente con sacchetti di stoffa, prodotti di stagione, etc.
Quarto step, in cucina. Per impiegare meno tempo possibile e fare un uso intelligente di fuochi, forno e utensili, bisogna fare un piccolo schema mentale di come procedere, accendendo ad esempio il forno una sola volta, cominciando da ciò che prende più tempo e ottimizzando le cotture.
Quinto step, la conservazione. La maggior parte delle preparazioni vanno in frigo e si mantengono per quattro-cinque giorni, altre vanno congelate.

Un esempio quotidiano
Una settimana in cui io non lavoro e la Mezza Mela va in ufficio solo tre volte: abbiamo  quindi bisogno solo di tre schiscette. Io sono a casa ma ho cose da fare e mi fa piacere trovare dei pranzi pronti, però ho molto più tempo per cucinare la sera, quindi ho deciso di prendermela comoda e lasciare le cene al momento.
Per i pranzi invece ho deciso di fare delle polpette di legumi con contorno di verdure e riso basmati. Stasera avevamo voglia di minestrone perché fa freddo e inoltre avevo voglia di preparare un dolce con una nuova ricetta.
Dunque ho fatto così:
– metto a bagno del pane vecchio con il latte
– nel frattempo taglio le verdure del minestrone e lo metto su, tengo un po’ di verdure da parte (una zucchina, un peperone, mezza melanzana)
– il pane è morbido, quindi lo frullo con gli altri ingredienti, formo le palline e le metto in forno
– mentre queste si cuociono, preparo l’impasto del ciambellone, giusto in tempo per tirare fuori le polpette e metterlo dentro, il forno è già caldo e consuma di meno
– infine metto su il riso basmati e una padella dove spadello le verdure messe da parte.
Quando è tutto pronto assemblo le quattro vaschette, il minestrone è fatto e ne ho preparato in abbondanza. Mezza Mela mangerà le polpette con riso e verdure per tre giorni, io per un giorno solo e gli altri due mi finirò il minestrone. A colazione avremo il ciambellone, da alternare con biscotti industriali (è da poco arrivato il pacco da giù) o yogurt o pane e marmellata. Resteranno fuori due pranzi ma, siccome saremo a casa entrambi, faremo una pasta al volo o mangeremo qualche altro avanzo dalla sera, visto che ho intenzione di fare cene carine&belline visto che ho tempo. Se fossimo andati a lavoro tutti i giorni della settimana, avrei fatto un ciambellone salato con le stesse verdure spadellate (ne avrei cucinate in quantità doppia, ovviamente) e avremmo potuto alternare i pasti.

I benefici per l’ambiente
Visto che qui si parla di questo, ecco i benefici sull’ambiente:
– Portarsi i pranzi a lavoro diminuisce la plastica monouso, perché utilizzo contenitori riutilizzabili, in plastica o vetro, oppure i Wax Wraps per i panini così evito di comprarli già confezionati.
– Cucinare con calma e con un programma permette di utilizzare più ingredienti di base, meno processati, quindi più sani per noi e per l’ambiente.
– Un buon Meal Prep si basa su un buon Meal Planning, e quest’ultimo aiuta tantissimo a risparmiare senza gettare cibo e riutilizzare avanzi e scarti.

Idee e suggerimenti per il Meal Prep
Quando ho cominciato mi sono ovviamente affidata a YouTube. Troverete centinaia di video, soprattutto se parlate altre lingue, perché esistono una decina di canali italiani ma centinaia in inglese e molti anche in francese e spagnolo. Questo permette anche di variare molto e avere ispirazioni diverse, anche se io trovo alcune ricette anglofone molto poco appetibili e, in generale, preferisco una cucina più mediterranea. Ogni tanto mi piace preparare dei noodles o del riso saltato al curry, ma non possiamo certo mangiarlo tutte le settimane. Ad ogni modo, là fuori è pieno di video-ricette, video di cucina in simultanea o anche video metodologici sul Meal Prep, quindi non esitate a farvi un giro (e fare le tre di notte, come faccio io). Potete ricercare anche “vegan Meal Prep” oppure qualsiasi altra restrizione dietetica. Molti YouTubers hanno anche un blog con tutte le ricette scritte da consultare in ogni momento e delle liste molto carine da scaricare e riempire a piacimento.
Un’altra cosa che ho cominciato a fare quest’anno è creare una lista, sulla mia agenda, di cosa cucino come Meal Prep ogni settimana così, quando sono a corto di idee, la scorro e decido cosa fare (oppure faccio puntare il dito alla Mezza Mela). Una volta ho persino organizzato un pomeriggio Meal Prep con un’amica, abbiamo cucinato enormi quantità insieme e poi abbiamo diviso tutto per due.

Insomma, all’inizio sembra impossibile ma poi diventa un bel divertimento. Almeno, a me piace da morire e ancor di più adoro trovarmi il pranzo buono ogni giorno in ospedale, mentre le mie colleghe si mangiano i tristissimi e costosissimi panini della caffetteria.
Presto parleremo di ricette per recuperare avanzi e scarti. Qui trovate il sommario di tutti i post Go Green. Alla prossima!

Ma il tempo, il tempo chi ce lo rende – Lista di cose da fare chiusi in casa

Non so se a voi sia mai successo, ma a me capitava regolarmente: più si avvicinava il giorno dell’esame, quindi più ore passavo con BBF a studiare (siamo arrivate tranquillamente a 13-14 ore al giorno), più la Musa mi visitava e mi riempiva la testa di frasi e parole e idee e schemi e schede personaggi. Non vedevo l’ora di passare il maledetto esame e dedicarmi, giorno e notte, a scrivere, prima di cominciare a studiare per il successivo. Non che poi l’abbia veramente fatto, di sicuro non con la costanza e la produttività auspicate prima dell’esame.
Ad ogni modo, ciclicamente, nella vita, mi sono trovata a desiderare di avere del tempo completamente libero per fare tutte le cose che rimando, dicendomi: “Appena avrò due settimane di tempo, lo farò.” Idealmente rimando tutto al congedo maternità, se magari un giorno ci sarà, e alla pensione (se mai ci sarà).

Poi la mia vita è cambiata e ormai sto a casa da due mesi, quindi mi sono dovuta organizzare e cominciare a fare cose che potessero farmi sentire bene, diversificate, che non fossero troppo difficili (perché a volte, tra depressione e ansia e idee ossessive, non ti viene voglia neanche di uscire dal letto, figuriamoci buttarsi all’avventura in strada) e che non richiedessero troppo contatto umano, da una parte perché non ne avevo voglia, dall’altra perché gli altri, giustamente, stavano bene e andavano a lavoro e a fare le loro cose.

Ora ci tocca stare chiusi in casa (qui, dove abito, non ancora, ma credo che presto arriverà anche qui, il virus se non proprio l’ordinanza) e io mi ritrovo ad aver avviato già una serie di piccole attività che posso continuare a fare standomene tranquilla tra le mie quattro mura.
Dunque, ecco come mi sono occupata negli ultimi due mesi e come continuerò a farlo, con le dovute modifiche, nei prossimi.

Ho ripreso a fare sport con più regolarità e ho cominciato a fare yoga. 
Per invogliarmi mi sono posta degli obiettivi: se prima in quaranta minuti di cyclette riuscivo al massimo a salire a livello 2 di difficoltà, in due mesi sono arrivata, gradualmente, a 5. Ora non vado più in palestra ma ho deciso di fare stretching e addominali in casa. Per lo yoga, esistono molti canali su YT da seguire e voglio assolutamente continuare.
Se avete un giardino o un terrazzo, potete fare sport all’aperto, altrimenti basta un materassino e lo spazio tra tavolo e divano (io faccio così).

Cucinare e fare scorte.
Cucinare mi sta aiutando moltissimo in questo periodo. Provo nuove ricette, sperimento, studio un po’ di principi di nutrizione (ho smesso di mangiare carne quindi cerco di integrare proteine in maniera intelligente). Se avete un pozzetto o un grande congelatore, è il momento di dedicarsi a fare le scorte di sughi, pesto, marmellate, minestroni e così via.

Scrivere.
Scrivere è sempre stata la mia passione ma negli ultimi anni, tranne una piccola parentesi tre anni fa, non mi ci ero più dedicata con costanza con la scusa del lavoro. Stare a casa a guardare il vuoto mi ha aiutata a far tornare l’ispirazione, insieme al lavoro con le mie due psicoterapeute (sì, ne ho due perché sono davvero un bel caso io, gnegne) che scavano nel profondo e con le quali rielaboro molte idee. Inoltre ho avuto tempo di cercare concorsi di scrittura amatoriali, che sono sempre un bell’incentivo, e ho ripreso i contatti con un paio di amici che amano scrivere come me, con i quali ci siamo scambiati consigli e correzioni (solo con loro posso parlare della poesie intrinseca del trapassato prossimo, il mio tempo preferito).
So che non tutti scrivono, ma magari qualcuno prima dipingeva, o disegnava, o faceva l’uncinetto, o delle sculture con le lattine di coca… insomma, tutti avevamo un hobby che abbiamo abbandonato a causa del lavoro. E’ il momento di riprenderlo in mano.

Studiare – parte prima: la Medicina.
Nel mio lavoro non si finisce mai di imparare ma molte volte mi sono detta: “Ah, che patologia rara che ha questa paziente. Mi piacerebbe studiarla con calma”, oppure avrei voluto  aggiornarmi sulle ultime novità nel mio campo o fare uno studio sistematico delle patologie più frequenti. Purtroppo, alla fine, questo si fa solo in prossimità degli esami. Il mio sogno era di farmi un quaderno con tutti gli approcci pratici per ogni situazione, da poter aggiornare in futuro ma soprattutto tenere sempre sotto mano, da consultare in ogni occasione. Quando ho cominciato a stare meglio e l’idea della medicina non mi terrorizzava più, ho cominciato il suddetto quaderno, un paio d’ore al giorno non tutti i giorni, oppure mi sono messa a guardare video di anatomia o degli interventi, su YT si trova tantissimo.
Suppongo che per moltissimi lavori esistano corsi on-line, libri, tutorial per approfondire e magari prendersi un bel certificato da aggiungere al cv.

Studiare – parte seconda: la Letteratura.
Quando andrò in pensione mi iscriverò a Lettere e mi prenderò questa benedetta seconda laurea, però è un peccato rinunciare a studiare la materia che ci piace di più (in quinta liceo esitai a lungo tra Medicina e Lettere, scelsi la prima solo in virtù degli sbocchi lavorativi). Al momento mi sto dedicando ad Ariosto ma, tra i miei sogni, vi sono una traduzione in romano dei Carmina di Catullo e una lettura critica di Foscolo e Montale.

Studiare – parte terza: le lingue.
Il mio primo episodio depressivo è cominciato giusto qualche giorno prima di partire da sola per Barcellona per imparare lo spagnolo. Non ho rimandato il viaggio semplicemente perché sul momento non mi sono auto-diagnosticata, pensavo solo di essere un  po’ in ansia del solito – stolta! Adesso a casa sto cercando di proseguire e soprattutto rafforzare quanto appreso, mi sto dedicando a finire il libro di testo che mi avevano dato in quella scuola, guardo video su YT in spagnolo, sia di cucina che di grammatica proprio (ve ne sono tantissimi), guardo film e serie TV, parlo con un’amica argentina cercando di utilizzare il mio povero spagnolo (anche se poi passiamo inevitabilmente all’inglese).

Le grandi pulizie in casa.
Una stanza al giorno, smontando tutto, spostando i mobili, svuotando i cassetti. Ho visto cose che voi umani…
Dicono poi che faccia bene allo spirito. A me sicuramente aiuta quando mi prende la sindrome dell’orso in gabbia. Inoltre sto facendo quelle mille cose casalinghe che di solito metto da parte “per quando avrò tempo”: appaiare i calzini spagliati, organizzare con logica la dispensa, riparare gli abiti con difetti, lavare il grande piumone che ha bisogno del lavaggio speciale, fare scorte di detersivi fatti in casa (ne parlerò in futuro, nella sezione Go Green), organizzare le carte e i faldoni, controllare i vecchi pagamenti, travasare le piante, chiamare il tecnico per il rubinetto che perde ma poco… etc.

La televisione.
Sembra scemo, ma io prima non la guardavo mai. Adesso mi sono appassionata ad un paio di programmi e li seguo assiduamente. Oltretutto mi fanno sentire vicina all’Italia e posso commentarli sui social con la mia famiglia. E’ un modo per condividere a distanza.

Leggere.
Non ho letto tanto perché all’inizio tutto mi faceva venire l’ansia, non riuscivo neanche a prendere in mano un romanzo vagamente triste o dove morisse qualcuno. Ora mi sono ripresa e sto seguendo la mia lista e sono molto contenta di avere il tempo di farlo.

Film & serie TV.
Sto recuperando una serie di film che mi ripromettevo di vedere da secoli e stiamo avanzando con le serie TV. Suppongo che avremo molto tempo di farlo, nelle settimane future. Consigli da darmi?

Archiviare e organizzare foto e video.
Sono stata obbligata a farlo perché non posseggo un iPhone e il mio cellulare aveva finito la memoria, ma è stato comunque molto bello, riguardare ricordi e organizzarli così da poter sempre accedervi senza perdere tempo. Lo stesso vale per la cartella “Download” del pc che contiene sempre una marea di roba inutile.

Scrivere sul blog.
E’ evidente che nell’ultimo periodo ho scritto qui molto di più dei mesi precedenti e avere tempo libero è stato sicuramente un fattore chiave. Se avete un blog, un profilo IG che volete far crescere, un canale YT o un sito web (o magari tutte queste cose), ora avete tempo di fare un bel programma editoriale, schematizzare cosa pubblicherete nei prossimi mesi avanzare nel contenuti, quando possibile.

Fare la lista di ciò che faremo quando saremo di nuovo liberi.
Serve ad apprezzare le piccole della vita e darci un’obiettivo. La prima cosa che farò quando potremo di nuovo circolare liberamente sarà ovviamente tornare a Roma e visitare i miei Parents e tutta la mia famiglia. Una buona idea è anche programmare un viaggio (attenzione alle assicurazioni per annullarlo, le previsioni ci dicono che in estate saremo liberi ma chissà), organizzare una festa futura, cominciare a guardare a quale corso dal vivo ci iscriveremo a Settembre.

Vivere lentamente.
Prima facevo colazione in dieci minuti netti. Non mi sono mai messa creme e cremine né tanto meno truccata, a malapena mi pettino la mattina e non sempre (perché sono riccia). Ora mi prendo il mio tempo: apparecchio e faccio in modo che anche la colazione sia carina. Mi prendo cura di me stessa, mi faccio la pedicure. Faccio lunghi bagni con lo scrub e poi mi spalmo di crema idratante. Mi faccio il colore in casa ( i capelli non li taglio più perché ho fatto un fioretto). Creo delle associazioni inusuali di vestiti e le memorizzo per quando tornerò a vestirmi in trenta secondi al buio cercando di non svegliare la Mezza Mela. Sistemo le mie scatole di orecchini, ne ho così tanti che li ho dimenticati e non li uso mai.

E voi, come intendete passare questo tempo libero forzato? Avete altri consigli?

Cuore di cane

Una delle attività che ho cominciato a fare in questo periodo di pensione forzata (aka la mia depressione che mi impedisce di lavorare) è andare a farmi dei massaggi shiatsu. Ho scoperto che la mia assicurazione me li rimborsa e, tra i centri convenzionati, ho scelto quello di un signore sulla cinquantina, secco secco, con lnghi capelli grigi e occhialetti tondi alla Harry Potter. Decisamente il mio tipo.

Il suo studio è piccolo ma luminoso, pieno di piante, colori chiari, tappeti morbidi e profumi. Siccome appunto è un solo ambiente, lui vuole che aspetti fuori fino all’orario preciso per non interrompere gli altri pazienti. Io, che oltre alla depressione mi sono beccata anche un OCD, ovviamente arrivo sempre in anticipo quindi mi siedo su un gradino di un portone là accanto e aspetto leggendo notizie apocalittiche dall’Italia.

Ieri sul gradino del portone c’era un grosso cane nero, solo, con guinzaglio penzolante. Aveva lo sguardo abbattuto ma stava immobile seduto. Ho provato a parlargli nella lingua che uso di solito con animali e bambini, lui mi ha guardato ma senza rispondere. Non ho mai avuto paura dei cani perché ne ho sempre avuti in casa ma, proprio perché li conosco, non toccherei mai un cane che non mi scondizola quando gli parlo. Questo grosso cane nero mi guardava triste e sconsolato, non sembrava aggressivo ma comunque ho evitato di toccarlo. Mi sono seduta accanto continuando a parlargli. Aveva una medaglietta. Ho avuto il terrore (perché oltre alla depressione e all’OCD ho anche l’ansia) che dovessi entrare dal mio massaggiatore shiatsu e lasciarlo lì, senza aver capito perché se ne stava tutto solo, seduto, triste su un marciapiede ma con guinzaglio e medaglietta. Stavo per andare a chiedere al bar all’angolo quando dal portone è uscito un signore con un altro cagnetto al guinzaglio, ha preso quello del grosso cagnone nero e si è incamminato verso il parco.

Il cane nero, quando il signore è apparso, si è subito alzato scodinzolando e ha completamente cambiato espressione. Era il suo padrone ed era felice di vederlo. Mi sono tranquillizzata anche io.

Mentre andavano via, il cane nero si è girato e mi ha guardato. Lì per lì ho pensato che volesse ringraziarmi per la compagnia e la preoccupazione. Ci siamo salutati ed io sono entrata molto più leggera nello studio del massaggiatore.

Però poi ci ho ripensato. Forse il cane nero non voleva solo ringraziarmi, forse voleva assicurarsi che anche io avessi trovato il mio padrone e non dovessi rimanere a lungo, e sola, seduta su quel gradino ad aspettare.

È che non sono abituata ad accettare che gli altri si preoccupino per me. Per anni ho mentito su come stavo e impedito che gli altri si occupassero di me. Da un paio di mesi, giocoforza, le cose sono cambiate. Grazie, cane nero, di far parte di quella schiera, sempre più numerosa, di esseri viventi che ci occupano di me e grazie della tua discreta compagnia!

Go Green: qualcosa in cucina

Di cucina e risparmio/riciclo/ambiente si potrebbero scrivere tomi interi. Si va dalla cucina vegetale, al riutilizzo delle cosiddette “scorie” e degli avanzi, al compost, all’abolizione della plastica monouso… Insomma, la materia di studio sarebbe infinita (cit.).

Per questo, come detto nel primo post, il trucco è fare un passo alla volta. Individuare un cambiamento, investigare, trovare il prodotto adatto, comprarlo (o recuperarlo in qualche maniera), provarlo, farlo divenire quotidianità, e quindi passare al successivo. Io ho fatto così per tutto il 2019 e non è stato affatto difficile né impegnativo (considerando che lavoro circa 50 ore a settimana). Probabilmente a corto termine ci vuole un piccolo investimento economico, ma anche questo, alla lunga, viene completamente assorbito.

freshwaresiliconestandardroundreusablecupcakeandmuffinbakingcupUno dei primi cambiamenti epocali è stato eliminare la carta forno e comprare un paio di tappetini in silicone per il forno. In questo modo non succede mai di trovarmi senza all’ultimo minuto, col forno già pre-riscaldato e l’impasto pronto. Ho preso quelli della linea basic di Amazon e mi sto trovando bene. Sono abbastanza flessibili e oltre che in piano, riesco anche a piegarli per infilarli nelle pirofile più grandi. Ho inoltre preso gli stampini per muffin in silicone e uno stampo da plumcake. Con questo armamentario, non ho più avuto bisogno di carta forno.

Sono passata dunque alla carta argentata e la plastica per avvolgere gli alimenti. Come sostituire questi prodotti usa-e-getta e inquinanti?
Ho cominciato a conservare gli alimenti nel frigo in contenitori con coperchio, in plastica riutilizzabili o in barattoli di vetro (questi sono quelli della marmellata finita, non c’è bisogno di fare la fashon home blogger e comprarli apposta), poi ho scoperto il mondo dei Wax Wraps e me ne sono innamorata perché, rullo di tamburi, si possono fare in casa!

Esistono tantissimi siti che li vendono, produzioni che aiutano l’ambiente, si trovano nei negozi illuminati, ma sono anche facilissimi da fare. Come sempre, prima di fare il grande passo, mi sono guardata circa un milione di video su YT, comparando le varie tecniche (lo faccio in palestra mentre sono sulla cyclette, sennò mi annoio). Alla fine ho comprato della cera d’api naturale in pepite in un negozio bio qui vicino; come stoffa ho utilizzato degli scarti di quella che avevo comprato in Senegal anni fa e altre a fiorellini prese a Oslo quando Mezza Mela abitava là; come dimensioni ho utilizzato un grande coperchio per quelle tonde e una rivista aperta per quelle rettangolari e entrambe sono piuttosto utile (nelle rettangolari ci avvolgo i pezzi di cose o i panini, quelle tonde invece per “chiudere” barattoli, piatti, ciotole etc). Infine, come tecnica, ho trovato più semplice quella con il ferro da stiro, tra due fogli di carta forno (gli ultimi due che avevo in casa e che conservo da parte per riutilizzare a questo scopo!).
Sono venuti benissimo, li stiamo utilizzando molto.
Li laviamo a mano con una spugna morbida e un po’ di sapone da piatti normale.  E’ passato quasi un anno e stanno cominciando ora a sfaldarsi un po’. Probabilmente presto ne dovrò fare altri (amici e parenti li hanno chiesti), magari potrei fare due foto e mostrarvi la mia procedura.

Infine, ho deciso di eliminare tovaglioli e scottex. Anche qui, ho deciso di essere ragionevole e non complicarmi troppo la vita. Quindi, al posto dei tovaglioli di carta, ne ho presi alcuni di stoffa che usiamo la MezzaMela ed io, mentre quando ho ospiti a casa ne uso ancora di carta. Al posto dello scottex invece ho preso due vecchie magliette, le ho fatte in stracci e li ho messi, tutti belli piegati, in una bella scatola; quando c’è da asciugare, strofinare, raccogliere, ne usiamo uno e poi lo metto direttamente nella cesta dei panni sporchi. Il numero di bucati totali non è cresciuto per due-tre strofinacci in più da aggiungere a settimana, quindi sono piuttosto soddisfatta.

Per oggi è tutto! Se volete leggere le precedenti puntante, usate gli hashtag o andate a questo link dove, insieme all’introduzione, ho creato un sommario. A presto!

Go Green: pianificare i pasti

Si chiama Meal Planning ed aiuta a non sprecare cibo, a evitare i ritrovare dei reperti archeologici in frigo o dei microcrosmi dotati di vita propria come accade a Lisa Simpson in una famosa puntata. A me accadeva regolarmente prima. Sembra che in Italia un terzo del cibo comprato venga regolarmente buttato nella pattumiera.

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Per fare Meal Planning, bisogna cominciare dal fare un buon inventario di cosa abbiamo in frigo e in dispensa. A partire da questi ingredienti, pianificare i pasti della settimana, magari utilizzando lo stesso ingrediente in maniere diverse. Solo dopo fare la lista della spesa e comprare solo ciò che manca per completare le ricette pianificate, senza farsi prendere dal “ah sì, dai, prendiamo anche questa salsa thailandese stranissima mai provata prima, magari ci piace” che poi rimane mezza aperta nel frigo per due mesi finché non fa la muffa, o dalle famose offerte del supermercato 2×3.
Io sono, in realtà, una grande fan delle offerte, quindi faccio così: mi scrivo nella lista della spesa “una verdura di contorno per mercoledì” e compro quello che trovo di stagione e in offerta. Oppure cedo alle offerte, ma solo se si tratta di prodotti di base e a lunga scadenza (tipo la pasta).

Fare Meal Planning aiuta a risparmiare soldi a noi, a non buttare cibo e a non sprecare e questo ovviamente non può che fare bene all’ambiente. Inoltre, se lo fate correttamente, potete bilanciare bene la dieta e avere un maggior controllo di ciò che mangiate, quindi aiuta anche la vostra salute. Io adoro fare Meal Planning!

Presto parleremo di Meal Prep (o batch cooking) e di cucinare con gli avanzi, due argomenti molto vicini al Meal Planning. Alla prossima!

Per un sommario completo degli argomenti trattati per Go Green, andate qui.

Tutta colpa di Sailor Moon

Cresci con l’idea che un giorno un gatto parlante ti darà una bellissima spilla magica con la quale acquisirai il potere di salvare il mondo. Basterà crederci tantissimo, anche quando arriverai all’ultima puntata, dopo aver sconfitto i nemici minori, dopo aver trovato la formula che con un balletto ti permette di tirarli giù e andare avanti di livello in livello, alla fine incontrerai il nemico finale, il capo di tutti nemici, il più potente, e sembrerà più forte di te, e allora basterà crederci tantissimo, urlare la formula magica un po’ più forte, dirla con  un po’ di convinzione, concentrarsi e trovare il potete dentro di te, nel cuore di cristallo magico che ti è stato conferito, e sarai capace di sconfiggerlo, e tutti risorgeranno e avranno una nuova vita.

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È colpa di Gesù, che è morto in croce per noi, che ha dato la sua vita per la nostra salvezza. E allora chi sono io, per non dare la mia per la tua?
E siccome non posso darla, posso però soffrire, tantissimo, rendere la mia vita una vita sulla croce, per la tua salvezza.
E la tua salvezza non arriva, quindi continuo a soffrire.

È colpa di Che Guevara, che è stato ucciso così giovane, così bello, e ha ispirato tante persone dopo, e continua a farlo, ed è ammirato. Ammirato o odiato, che è la stessa cosa.
Ammiratemi, perché darò la vita per la causa in cui credo. Sono un’eroina anche io.

 

Ecco, io sono cresciuta così e l’ho sempre considerato un privilegio, ad esempio è per questo se ad un certo punto me ne sono andata in Senegal, se considero tutti gli esseri umani uguali, se mi viene l’orticaria a sentir parlare di porti chiusi, se mi piace farmi carico delle battaglie delle minoranze anche quando io non faccio parte di suddetta minoranza.
Però a quanto pare è anche alla base della mia depressione, perché ad un certo punto non puoi sconfiggerlo, il nemico finale, e devi accettarlo. Oltretutto, a volte, non è manco il tuo nemico e se non lo è, non è compito tuo, e devi accettarlo.

Il tuo dolore non è il mio dolore.
Io lo sento, ma devo accettare che non è il mio.

Go green: bamboo in bagno!

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Ho letto in giro che ogni spazzolino da denti in plastica che io abbia mai usato da quando ero bambina, esiste ancora da qualche parte (probabilmente sul fondo dell’oceano) e lo sarà per i prossimi 400 anni. Se questa idea, da una parte, ha rassicurato le mie ansie da perdita dell’infanzia, è invece piuttosto inquietante in termini di ambiente. Quindi uno dei primi cambiamenti che ho fatto è stato quello di comprare un set da spazzolini in bamboo che, una volta esauriti, possono essere gettati nel compost e sono, in ogni caso, biodegradabili. Io ho comprato quelli della Mit Buty, arrivati in un packaging in cartone, sono otto numerati. Devo dire che si rovinano un po’ più velocemente di quello in plastica quindi va sostituito più spesso, ma comunque in un anno non ho utilizzato tutti e otto.
Un altro oggetto in bamboo che ho inserito nella mia quotidianità in bagno è l’oriculo, ovvero una spatolina che si può utilizzare al posto del cotton fioc per pulire le orecchie. So che i medici dicono che non andrebbe fatto, ma io non riesco a farne a meno e almeno questo in bamboo è riutilizzabile. Ho preso quelli di marca BamBouDent, nel pacco ce ne sono tre di colori diversi, così tutta la famiglia è servita, e anche questi sono arrivati in un sacchetto di carta. So che esistono anche cotton fioc riutilizzabili in silicone medico, ma mi pare che costino un po’ di più e anche se non sono monouso, non sono comunque compostabili quindi alla fine avevo optato di nuovo per il bamboo.

Li conoscete? Li usate o sareste interessati? Avete altre idee in bamboo da proporre al posto della plastica?
Fatemi sapere perché io sto cercando nuovi spunti per i buoni propositi del 2020!

Go green! Il cambiamento è cominciato

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Uno dei miei buoni propositi del 2019 era di integrare nella mia vita dei cambiamenti in senso ecologico.
Io sono dell’idea che la maggior parte dell’inquinamento è dovuto alle grandi industrie, ai voli in aereo, alle (non)politiche degli stati più che all’azione del singolo cittadino; sono però anche convinta che la rivoluzione parta dal basso e sia assolutamente necessario diffondere una cultura verde ed ecologista per cambiare la mentalità di tutte le nuove generazioni e così indurre anche “i piani alti” al cambiamento. Piccolo esempio: l’industria dell’acqua in bottiglia è, secondo me, piuttosto un’industria per le bottiglie di plastica; se noi smettiamo di comprarle beh, loro ad un certo punto smetteranno di venderle perché non sarà più così vantaggioso.

Quindi a inizio 2019 avevo fatto una lista di buoni propositi e avevo deciso di inserirli uno a uno, gradualmente, nella mia vita, e passare al successivo solo quando non sarebbe stato più una novità o uno sforzo in più, ma un’abitudine ormai acquisita.

L’esperienza è andata bene, sono contenta dei miei piccoli cambiamenti tanto che continuerò anche per il 2020. Ho quindi deciso di parlarne qui sul blog, soprattutto per scambiare idee se anche voi lo state facendo o siete curiosi. Si tratta veramente di piccoli cambiamenti pratici e facili (nulla di difficile e alla portata di tutti).
Articolerò questo discorso su più posts, magari dividendo gli argomenti per categorie, li troverete tutti nella categoria Go Green e con tutti gli hashtag del caso.

A presto!

 

SOMMARIO

Cucina:
1. Tappetini in silicone per il forno
2. Stampi per muffin e tortiere in silicone
3. Tovaglioli di stoffa
4. Scampoli di stoffa al posto dello scottex
5. Wax Wraps
6. Meal Planning
7. Meal Prep e batch cooking
8. Cucinare con gli avanzi e gli scarti
9. Fare la spesa
10. Spugnette

Bagno e igiene personale:
1. Spazzolini da denti in bamboo
2. Oriculo in bamboo
3. Saponette e shampoo solido
4. Le mestruazioni (coppetta mestruale, assorbenti lavabili, mutande per il ciclo)
5. Deodorante fatto in casa

Pulizia della casa
1. Sgrassatore multi-uso e detersivo per pavimenti